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L’accertamento dell’Invalidità Civile

L’accertamento dello stato invalidante viene effettuato tramite visita diretta da parte di una apposita commissione dell’Azienda Sanitaria Locale.

È costituita da un presidente, medico specialista in Medicina Legale, da altri due medici scelti tra i dipendenti o convenzionati con l’ASL di cui uno specialista in Medicina del Lavoro; completano la commissione un medico in rappresentanza di una delle associazioni storiche (ANMIC, UIC, ENS. ANFAS), un medico in rappresentanza dell’INPS ed eventualmente, se tra i soggetti da sottoporre ad accertamento vi sono minorati psichici o intellettivi, uno specialista in malattie neurologiche o psichiatriche.

L’accertamento viene compiuto tramite visita diretta, ormai generalmente presso una sede INPS, per lo meno dalle mie parti.

Se lo spostamento del soggetto da sottoporre ad accertamento presso la sede della visita potrebbe essere di nocumento al suo stato di salute o all’integrità altrui, come nel caso di soggetti detenuti, è possibile richiedere la visita domiciliare.

Questa può essere richiesta fin dall’inizio, ed in tal caso il medico che redige il certificato telematico per la presentazione della domanda avrà l’accortezza di spuntare il flag appositamente previsto: “sussistono in atto condizioni che rendono rischioso o pericoloso per se o per gli altri lo spostamento del soggetto dal suo domicilio

Se la condizione che impedisce il trasporto sopravviene successivamente alla presentazione della domanda e in attesa della visita, è ugualmente possibile, fino a 3 giorno prima della visita, redigere on-line il certificato di intrasportabilità; in questo caso il medico certificatore deve scegliere di compilare il “certificato integrativo” e spuntare il “flag” presente all’interno del certificato con la stessa dizione di prima:  “sussistono in atto condizioni che rendono rischioso o pericoloso per se o per gli altri lo spostamento del soggetto dal suo domicilio“.

Generalmente preavvisando, la Commissione si recherà al domicilio indicato in sede di successiva domanda.

A questo punto il soggetto richiedente sarà sottoposto a visita medico-legale da parte della Commissione.

Su questo argomento vorrei dare alcuni consigli, spero appropriati.

Posto che il soggetto da visitare deve essere identificato, raccomando di portare un documento in corso di validità, non la tessera sanitaria che non ha funzioni di documento di riconoscimento.

Anche per i minorenni è indispensabile procedere al riconoscimento tramite apposito documento: quindi carta di identità  o attestato di identità se minore di 14 anni; possibile anche usare il passaporto di un genitore se contiene la foto del figlio. In teoria non viene accettata una autocertificazione da parte di un genitore, ma che io sappia neppure in pratica.

Si passa all’accertamento vero e proprio.

La Commissione deve:

  • innanzi tutto porre diagnosi delle infermità,
  • deve valutare l’incidenza funzionale delle infermità individuate,
  • quindi deve individuare una percentuale di invalidità per ogni infermità secondo le indicazioni della tabella del DM 5/02/1992;
  • in ultimo deve sommare con una particolare metodologia (che ho descritto nella pagina della tabella delle percentuali di invalidità).

Per ciò che riguarda l’accertamento delle infermità è indispensabile produrre adeguata documentazione specialistica, quindi cartelle cliniche, relazioni di dimissioni, certificazioni specialistiche, referti di esami di diagnostica per immagini, referti di esami ematochimici (meglio se di strutture pubbliche).

Consiglio di evitare di portare documentazione specialistica “vecchia” di 3 o più anni, a meno che non sia indicativa per infermità non modificabile nel tempo. Ad esempio è possibile ed utile produrre cartella clinica per intervento di isterectomia o per intervento chirurgico mutilante, ma non è utile produrre antica cartella per ricovero a causa di una sindrome vertiginosa acuta o una datata gastroscopia, ancorché indicativa di gastrite cronica.

La necessità di produrre documentazione recente è ancora maggiore se non si tratta di una prima istanza ma di una revisione o di una domanda di aggravamento.

Nell’uno e nell’altro caso infatti è inutile produrre documentazione medica antecedente alla data del precedente accertamento, in quanto di tale documentazione e della relativa diagnosi si trova traccia nel verbale precedente.

Nel caso della visita di revisione occorre documentare “la persistenza dello stato invalidante” e ciò è possibile solo producendo documentazione medica recente.

Nel caso della visita per richiesta di aggravamento occorre dimostrare l’insorgenza di nuove infermità oppure l’aggravamento dell’incidenza funzionale delle precedenti infermità (vedi più avanti). Ma occorre anche dimostrare che le infermità precedentemente riconosciute non sono scomparse o non sono “migliorate”. Ritengo utile portare ad esempio l’incontinenza urinaria che, in via teorica, grazie ad un intervento chirurgico può cessare di affliggere il/la paziente.

La valutazione dell’incidenza funzionale delle infermità è il secondo fondamentale passaggio da parte della Commissione.

La maggior parte delle infermità infatti ha una espressività clinica diversa nei vari soggetti.

Nella tabella delle invalidità è previsto e spesso vengono indicate delle classi di gravità, con percentuali di invalidità che possono essere molto differenti, oppure degli intervalli di percentuale (31%-40% ad esempio). Spetterà poi alla Commissione, sulla scorta della propria visita, ma frequentemente sulla scorta della documentazione specialistica, inserire le infermità nelle classi funzionali appropriate.

Qui sorge quindi la necessità di “aiutare” la Commissione ad inserire le infermità nelle classi funzionali corrette. Quindi è indispensabile, dove indicato, fornire documentazione medica specialistica che permetta di porre anche una diagnosi funzionale delle infermità.

  • Se cardiopatie –> visita cardiologica con ECG, Ecocardigramma e valutazione classe funzionale NYHA,
  • se patologie polmonari –> visita pneumologica ed esame spirometrico,
  • se deficit visivi –> visita oculistica con visus corretto ed esame del fundus (se utile anche esame campimetrico binoculare percentualizzato),
  • se problematiche artropatiche –> visita fisiatrica o ortopedica con valutazione funzionale,
  • se patologia psichiatrica –>  indicazione nella certificazione oltre che della diagnosi anche sintomatologia, eventuale compenso o non compenso farmacologico e terapia effettuata,
  • se insufficienza renale –> indici ematochimici di funzionalità renale,
  • se demenza –> certificazioni neuropsichiatriche con test di livello o performance,
  • se difficoltà uditive –> visita ORL con audiometria ed impedenziometria
  • etc.

L’elenco soprastante è molto meno che incompleto e non deve essere preso ad esempio assoluto. Il proprio medico di fiducia sarà perfettamente in grado di consigliare sotto questo aspetto.

Ribadisco solo che la documentazione medica specialistica deve essere completa, esauriente e preferibilmente recente.

Le eccezioni però anche in questi caso sono la regola. Alcune infermità devono essere documentate preferibilmente dimostrando la loro persistenza nel tempo e ciò per non produrre il sospetto, a volte in verità legittimo, che si tratti di situazioni “create per l’occasione”. Una certificazione per sindrome depressiva risalente ad un mese prima della visita, in assenza di una storia clinica documentata per la stessa patologia, probabilmente non viene ritenuta molto affidabile e probabilmente a ragione.

Un appunto particolare sull’indennità di Accompagnamento.

Viene concessa se il soggetto “necessita di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita” oppure se è “non in grado di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore”.

Il riconoscimento di queste condizioni quindi esula dalle indicazioni tabellari del DM citato.

Anche in questi casi è molto utile produrre adeguata certificazione, in qualche modo probante la condizione di non autosufficienza e ciò a volte non in quanto il medico della Commissione non sia in grado di valutare correttamente la grave condizione, ma a fini documentali.

Non si dimentichi il clamore mediatico suscitato dalla scoperta di falsi invalidi sfacciatamente dediti al godimento di provvidenze economiche per nulla spettanti, clamore che ha provocato numerosissimi accertamenti da parte della magistratura a seguito di segnalazioni anche anonime.

Il riconoscimento di una percentuale di invalidità che da diritto a beneficio economico oppure di una condizione tale da dare diritto alla percezione di Indennità di Accompagnamento più spesso scaturisce dalla produzione di una adeguata documentazione medica specialistica.

In qualche caso, soprattutto in soggetti particolarmente gravi, potrebbe essere impossibile fare eseguire visite specialistiche a fini certificativi. Ma in soggetti permanentemente allettati, a titolo di esempio, sono probanti a mio parere le certificazioni relative alla concessione dei presidi per le piaghe da decubito.

Un accenno in ultimo intendo farlo a proposito delle Malattie Rare.

Dal monitoraggio degli accessi al sito rilevo che vi è una parte significativa di visitatori che proviene dalle pagine di un motore di ricerca in quanto desidera conoscere la percentuale di invalidità assegnata ad una certa patologia, in particolare “malattie rare”.

Nella tabella delle invalidità civile, quella del DM 5/2/1992, non esiste alcuna voce relativa ad una delle malattie rare; per la verità mancano numerosissime patologie che rare non sono.

I membri della Commissione accertatrice procedono quindi per via analogica oppure valutando l’incidenza funzionale del quadro clinico prodotto dalla malattia, o meglio, valutando la riduzione di capacità lavorativa.

Va da se che alcune malattie rare non hanno una grande incidenza sulle capacità lavorative, altre invece producono quadri clinici gravi estremamente invalidanti, altre si pongono in situazioni intermedie.

Esempio di malattia rara considerata non invalidante è la celiachia: può creare gravissimi disturbi se non diagnosticata, crea grande disagio psichico, soprattutto nelle fasi iniziali della scoperta, ma poi, grazie alla terapia dietetica, è ben controllabile e non incide sulle capacità lavorative.

Altro esempio è l’acrodermatite enteropatica, o deficienza congenita di zinco, particolarmente invalidante solo se non diagnosticata, ma assolutamente controllabile grazie alla supplementazione orale a vita di zinco.

In altri casi, all’estremo opposto, i soggetti perdono purtroppo la loro autonomia per gravi deficit motori, psichici o misti; in questo caso viene riconosciuto il diritto ad indennità di accompagnamento.

Nel caso delle malattie rare consiglio di produrre sia documentazione medica relativa all’identificazione della patologia, sia certificazione che possa essere utile all’individuazione dei deficit funzionali conseguenti.

È indispensabile “aiutare” la Commissione preposta a valutare correttamente il quadro invalidante.

Ultimo, ma non ultimo: è obbligatorio produrre certificazione medica autentica, fedele, rispettosa della verità e, perché no, rispettosa dell’intelligenza dei membri delle Commissioni Mediche.
Sono assolutamente da evitare:

  1. certificazioni specialistiche indicative di condizioni patologiche chiaramente sproporzionate rispetto al reale
  2. certificazioni specialistiche false e atteggiamenti recitatori per ottenere prestazioni che assolutamente non spettano.

Sia nel primo che, maggiormente, nel secondo caso si entra in una situazione penalmente perseguibile che potrebbe essere pagata a caro prezzo.

Spero di esservi stato utile.

Dott. Salvatore Nicolosi