La leptospirosi, più che una malattia, è un gruppo di malattie infettive provocate da uno qualunque dei sierotipi dei microrganismi del genere Leptospira.

Le leptospire comprendono un gruppo abbastanza vasto di sierotipi, alcuni dei quali non patogeni. Da un punto di vista sierologico, ben 200 sierotipi fanno parte della specie patogena Leptospira Interrogans; il più diffuso, e forse quello a maggior patogenicità, è il sierotipo ichterohaemorragiae.

EPIDEMIOLOGIA

E’ una zoonosi, cioè una malattia che colpisce gli animali, sia domestici che selvatici, e l’uomo, anzi è considerata la zoonosi più frequente nel mondo.

Presente in tutto il mondo, ad eccezione delle calotte polari, è più frequente ai tropici.

Difficile valutare incidenza e prevalenza, a causa del frequente decorso benigno e della difficoltà diagnostica.

L’infezione non ha predilezione di età, ma più frequentemente, nel 75% dei casi, colpisce gli uomini.

EZIOLOGIA E  PATOGENESI

Ingradimento con il microscopio elettronico di batteri di Leptospira sp. alla risoluzione di 0,1 µm (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Leptospirosi)

Ingradimento con il microscopio elettronico di batteri di Leptospira sp. alla risoluzione di 0,1 µm (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Leptospirosi)

Le leptospire sono microrganismi Gram negativi di forma allungata e a spirale; ad ogni estremità hanno un flagello che permette loro una certa motilità.

Poiché l’infezione da leptospira non necessariamente provoca malattia, esistono animali portatori sani che eliminano nell’ambiente i microrganismi con le urine. Particolarmente importanti, in questo senso sono i ratti ed i cani

L’uomo acquisisce l’infezione tramite contatto diretto con l’urina infetta o con i tessuti infetti, oppure indirettamente, tramite contatto di mucose e soluzioni di continuo della pelle con acqua infetta; per questo non è infrequente la natura professionale della malattia, ad esempio negli addetti ai mattatoi, ma per lo più il contatto è accidentale in occasione di bagni in acque inquinate, magari da urina di ratto.

SINTOMATOLOGIA ED EVOLUZIONE

Nell’uomo il periodo di incubazione della leptospirosi varia più frequentemente da 5 a 15 giorni  ma non sono infrequenti casi di incubazione di soli 2 giorno o, viceversa, di 20 giorni

Il decorso è bifasico.

1) FASE SETTICEMICA: è caratterizzata da esordio improvviso, con brivido e febbre accompagnati da cefalea e diffuse mialgie, anche intense. Al 3°-4 giorno compare iperemia congiuntivale; raramente si apprezzano splenomegalia ed epatomegalia. La durata di questa fase è di 4-9 giorni, durante il quale la febbre spesso supera i 39°. Segue poi una defervescenza.

2) FASE IMMUNE: inizia tra il 6° e il 12o giorno dall’esordio della malattia di malattia, si presenta la seconda fase o fase immune, ed è correlata alla comparsa degli Anticorpi nel siero. La sintomatologia febbrile e le mialgie ricominciano, ma possono associarsi segni di meningismo. In oltre il 50% dei soggetti è riscontrabile un aumento dei leucociti nel liquido cefalo-rachidiano (pleiocitosi). Altri segni più rari sono neuropatia periferica, iridociclite e nevrite ottica.

La leptospirosi contratta durante la gravidanza può provocare aborto.

Esistono alcuni quadri particolari.

Sindrome di Weil o “leptospirosi itterica”: è una forma grave di leptospirosi provocata dalla L. Ictero-hemorrhagiae che si associa ad ittero, emorragie, azotemia elevata, anemia da emolisi intravascolare; sono presenti anche ottundimento e febbre elevata continua. Esordisce come le forme lievi, ma tra il 3° ed il 6° giorno compaiono i segni dell’interessamento epatico, generalmente lieve, e renale. Quest’ultimo è testimoniato da proteinuria, piuria, ematuria e iperazotemia; può coesistere piastrinopenia.

Meningite asettica: è caratterizzata da un aumento non importante dei leucociti nel liquido cefalo-rachidiano, in genere meno di 500 U/ml, ma comunque non più di 1000 U/ml, in maggioranza cellule mononucleate. Assente un aumento del glucosio nel liquido C.R. e le proteine si mantengono al di sotto di 100 mg/dl. Nella maggior parte dei pazienti con meningite asettica non sono presenti manifestazioni di malattia epatica o renale significativa.

DIAGNOSI

Generalmente la leucocitosi è lieve o addirittura assente, ma nei casi particolarmente gravi si arriva a 50.000 bianchi per ml.

I neutrofili sono maggiori del 70%; nella forma “itterica” può essere presente grave anemia da emolisi.

La bilirubinemia raramente può superare i 40 mg/dl, ma solito si mantiene al di sotto dei 20 Mg/dl; l’azotemia non supera mai i 100 mg/dl (36 mmol urea/l).

La diagnosi viene fatta sulla scorta dell’isolamento del microrganismo e sui test sierologici.

Nei primi stadi della malattia le leptospire possono essere isolate da sangue, urine e liquido cefalo-rachidiano e coltivate con inoculo nei terreni di Fletcher, di Ellinghausen, di McCullough Johnson, di Harris (EMJH) o su terreno polisorbato di albumina (Tween 80).

Dopo la 1a settimana le leptospire si possono isolare dalle urine con esame microscopico.

Esiste un esame chiamato BACTEC 460 che, con una metodica radiometrica, è in grado di individuare le leptospire nel sangue dopo solo 2-5 giorni di incubazione.

Un campione sierico corrispondente allo stadio di convalescenza deve essere ottenuto durante la 3a o la 4a sett. di malattia possono essere eseguiti test sierologici, quindi test di agglutinazione microscopica, test con Anticorpi  fluorescenti indiretti (AFI), test ELISA e teste del tipo dot-ELISA.

La diagnosi differenziale deve essere fatta con la meningite o la meningo-encefalite, l’influenza, l’epatite, la colecistite acuta e l’insufficienza renale acuta

Nei pazienti anitterici la prognosi è favorevole con mortalità praticamente nulla. Nella forma itterica la mortalità è del 5-10%, ma la prognosi peggiora nei pazienti di età superiore a 60 anni.

TERAPIA

E’ possibile una profilassi della malattia con l’assunzione di doxiciclina per os alla dose di 200 mg una volta a settimana, da effettuarsi durante il periodo di esposizione. Sembra che il vaccino costituito con leptospire ucciso non sia efficace.

La terapia antibiotica deve essere iniziata il più precocemente possibile, ma comunque mantiene una buona efficacia anche se iniziata tardivamente.

Nelle forme non gravi possono essere utilizzati la Doxicillina per os alla dose di 100 mg due volte al giorno per 7 giorni, oppure l’Ampicillina per os alla dose di 500-750 mg quattro volte al giorno o Amoxicillina per os alla dose di 500 mg quattro volte al giorno per 5-7 giorni.

Nei casi gravi si utilizzano:

  • penicillina G endovena alla dose di 15-30 milioni U al giorno (in infusione continua), ma sembra sia altrettanto efficace una infusione di 6 milioni di U al giorni per 7 giorni,
  • oppure ampicillina endovena alla dose di 500-1000 mg per 4 volte al giorno,
  • oppure Ceftriazone ev 1 g/die.

Se necessario occorre terapia di supporto.


La Leptospirosi su PubMed ==> da QUI (molti risultati)


Dott. Salvatore Nicolosi