L’Acondroplasia è una malattia genetica caratterizzata da una grave alterazione dello sviluppo delle cartilagini di accrescimento.

EPIDEMIOLOGIA

La malattia colpisce circa 1 soggetto su 25.000 nati vivi (1 su 15.000 in altre statistiche) senza distinzione di razza e sesso. Il 10-20% circa dei casi è rappresentato da forme ereditarie, il restante 90%-80% da forme sporadiche, quindi per mutazione genetica “de novo”

EZIOLOGIA E PATOGENESI

L’Acondroplasia fa parte del più ampio gruppo delle condrodisplasie, quindi di un ampio gruppo di malattie dello sviluppo cartilagineo.

L’Acondroplasia è provocata dall’alterazione di un gene posizionato sul cromosoma 4 e codificante per la proteina FGFR3 (recettore del fattore di crescita dei fibroblasti di tipo 3) altamente rappresentata nel tessuto cartilagineo in accrescimento.

Nel 95% dei casi è stata identificata la sostituzione G380R in cui una glicina sostituisce una arginina nella posizione 380 della proteina; più rare le mutazioni G375G, in cui una cisteina sostituisce una glicina, e G346E in cui un acido glutammico sostituisce una glicina.

L’alterazione del gene provoca la formazione di una proteina anomala permanente attiva e non in grado di rispondere correttamente ai segnali dei fattori di accrescimento cartilaginei; la proliferazione dei condrociti è costantemente inibita con conseguente disarmonia e riduzione di sviluppo delle cartilagini di accrescimento, cioè di quelle porzioni cartilaginee presenti nelle ossa in accrescimento dei bambini che permettono l’allungamento delle ossa.

Il gene FGFR3 si trasmette con carattere autosomico dominante e allo stato omozigote è rapidamente letale.

I soggetti ammalati che raggiungono l’età adulta hanno quindi tutti il gene in forma eterozigote. Da ciò si evince che non esistono soggetti che possono essere definiti portatori sani. In realtà solo il 10% circa dei soggetti nasce da genitori di cui uno è affetto dalla malattia; il restante 80-90% dei casi, come già detto, è provocato da una alterazione genetica accidentale “ex novo”

QUADRO CLINICO ED EVOLUZIONE

I soggetti affetti hanno una grave alterazione dello sviluppo delle ossa lunghe che si esprime con una forma di nanismo chiamato appunto “acondroplasico”.
Alla nascita si presentano con tronco stretto ma di lunghezza normale che contrasta con l’evidente brevità degli arti, soprattutto dei segmenti prossimali; è presente una macrocrania (rispetto al tronco) con bozze frontali ben evidenti.
L’accrescimento è lento, è presente una certa ipotonicità e l’acquisizione delle tappe motorie è rallentato. Il picco di crescita alla pubertà è molto ridotto, tanto che la statura finale dei soggetti abulti è molto inferiore alla media con maschi che in media raggiungono 130 cm e le donne i 127 cm.

In epoca adulta i soggetti si presentano con arti proporzionalmente più corti rispetto al tronco; gli arti inferiori spesso sono “inarcati” per ginocchio varo, le dita sono tozze e corte (mano a “tridente”); il cranio è proporzionalmente più grande del corpo (macrocefalia) con bozze frontali, la radice del naso è appiattita e la parte inferiore del massiccio facciale può essere iposviluppata con turbe della dentizione.

Coesiste una iperlordosi vertebrale tipica; in epoca adulta possono insorgere turbe neurologiche periferiche per restringimento del canale vertebrale e, molto raramente, idrocefalia per stenosi del forame magno della base cranica. In epoca avanzata sono maggiormente frequenti i blocchi articolari.

Non rare le turbe respiratorie per alterazioni del basicranio e della gabbia toracica (russamento,OSAS, insufficienza respiratoria cronica, crisi di cianosi). In epoca giovanile frequentissime le otiti medie secondarie a processi flogistici delle vie aeree superiori per brevità-beanza delle tube di Falloppio.

Non sono presenti turbe cognitive e non è descritta una riduzione della durata della vita.

DIAGNOSI

Già alla nascita si nota la brevità degli arti; la diagnosi di Acondroplasia, anche per l’esclusione di altre forme, è possibile tramite l’esame del DNA per l’identificazione della mutazione al gene FGFR. Nei casi in cui uno dei genitori sia affetto dalla malattia, è possibile l’esame prenatale del DNA fetale tramite amniocentesi o .

L’esame radiografico dei soggetti adulti mostra normalità della struttura ossea, ma marcate alterazioni della forma con ossa lunghe accorciate e metafisi allargate e irregolari; il bacino ha ali iliache quadrate con tetti cotiloidei appiattiti; la base cranica si presenta accorciata e l’angolo basale è diminuito.

TERAPIA

Non esiste una terapia specifica. Il trattamento ortopedico di allungamento degli arti e di correzione dell’iperlordosi lombare può significativamente migliorare la qualità della vita, così come devono essere messi in atto gli usuali provvedimenti terapeutici indicati nei soggetti affetti da turbe del sistema respiratorio; raramente sono indicati interventi chirurgici per la correzione della stenosi lombare e/o dell’idrocefalo.

I trattamenti di allungamenti degli arti sono trattamenti ortopedici che vanno iniziati in tenera età o comunque giovanile e certamente sono lunghi e faticosi per il paziente e per la sua famiglia. Non rare ma generalmente trattabili favorevolmente, le complicanze post-operatorie.

In ogni caso, nelle varie fasi pre-, peri- e post-operatoria, vanno impostati opportuni trattamenti riabilitativi.


Testi consigliati:


Pagina di ricerca sull’Acondroplasia su PubMed  ==> da QUI

Sempre su PubMed, in particolare, interessante questo articolo, purtroppo solo in abstract (il ful text è a pagamento) relativo ad una ricerca condotta presso l’AP-HP, Hôpital Armand Trousseau, Pediatric Pulmonary Department di Parigi sulla necessità di controlli assidui della funzionalità respiratoria in bambini con acondroplasia e dell’aventuale necessità di trattamenti chirurgici (agosto 2012)==> da QUI

Pagina di ricerca sull’Acondroplasia sul sito della FDA ==> da QUI


Siti di associazioni/ONLUS che si occupano di Acondroplasia:

AISAC (ASSOCIAZIONE PER LO STUDIO E LA PREVENZIONE DELL’ACONDROPLASIA)


Dott. Salvatore Nicolosi

Specialista in Medicina Generale